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03/09/2002


IPB - Ipertrofia prostatica Benigna

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Bibliografia


Introduzione Cos'è La cura Salute sessuale e cura IPB
                                          FARMACI » INTERVENTI » TERMOTERAPIA

Esistono tre opzioni principali per la terapia dell'Ipetrofia Prostatica: l'uso dei farmaci, gli interventi transuretali e l'intervento chirurgico.
La scelta del trattamento dipende dalla gravità riscontrata nella diagnosi e dalle caratteristiche dei sintomi, specie da come incidono nella vita quotidiana. Le maggiori novità in materia di IPB riguardano proprio i tipi di cura ora possibili, in grado di ridurre di molto il ricorso all'intervento chirurgico, e di spostare le operazioni di cura verso trattamenti alternativi.

FARMACI

L'attuale trattamento farmacologico dell'ipertrofia può dirsi soddisfacente, grazie alla presenza di farmaci che aiutano a controllare le conseguenze della malattia in gran parte dei casi. Gli alpha-bloccanti, nati come ipertensivi, allargano i vasi rilassando le loro fibre muscolari, e con lo stesso meccanismo rilasciano anche la muscolatura della prostata, riducendo al pressione sull'uretra e rendendo la minzione più agevole. I componenti di questi farmaci attenuano i sintomi irritativi e aumentano il flusso di urina in oltre la metà dei casi. Tuttavia, la loro tossicità, per quanto molto bassa, non è sempre prevedibile ed è ancora da valutare la validità della terapia a lungo termine.
La finasteride, invece, agisce bloccando la trasformazione del testosterone nei suoi metaboliti, contrastando l'accrescimento della prostata, con un effetto positivo sui sintomi, anche se risulta meno efficace di quello degli alpha-bloccanti. Questo secondo farmaco è adatto specialmente per prevenire l'ulteriore ingrossamento della ghiandola, e, quindi, per le ipertrofie di grosse dimensioni.
Entrambi i farmaci vanno presi per tutta la vita, visto che non curano l'ipertrofia prostatica in sé: essi, infatti, agiscono con successo solo sui disturbi, consentendo di tenere sotto controllo la malattia (l'avvertenza principale, in questo caso, è quella di non cessarne mai l'assunzione per l'impressione di essere guariti).




INTERVENTI

Interventi Transuretali
Le linee guida raccomandano che alla chirurgia si faccia ricorso solo quando le terapie mediche non riescono a controllare i sintomi o diventano inefficaci con il progredire dell'ipertrofia e dello strozzamento dell'uretra. Esistono vari tipi di interventi transuretali.
Ecco i principali:

La resezione prostatica transuretale (nota con la sigla TURP) è un intervento poco invasivo, effettuato inserendo attraverso l'uretra particolari strumenti che, mediante laser o correnti elettriche, scavano la prostata dall'interno, eliminando la parte interna ipertrofica che restringe l'uretra e rende difficile il passaggio dell'urina;

Elettrovaporizzazione della prostata (TUVAP): con questo intervento la parte centrale e ostruttiva della prostata viene in parte distrutta mediante un particolare fenomeno fisico che richiede corrente elettrica di elevata energia;

Incisione della prostata (TUIP): la parte centrale e ostruttiva della prostata viene allargata mediante uno o più tagli profondi. È particolarmente indicata per prostate relativamente piccole benché ostruttive;

Incisione laser transuretrale e fotocoagulzione (TULIP): come le precedenti è un intervento transuretale, ma viene usata l'energia laser. È particolarmente indicata se il paziente presenta elevato rischio emorragico. La laserterapia richiede anestesia generale o locale e non dà (o quasi) sanguinamento e per alcuni è da considerarsi l'approccio del futuro.

Interventi chirurgici
L'operazione tradizionale, con incisione del basso addome, è un intervento di una certa entità, che va riservato a ipertrofie molto voluminose. La prostata, comunque, non viene mai asportata, ma solo "svuotata" all'interno: l'asportazione completa si fa solo in caso di tumore maligno. Che si tratti di interventi mini-invasivi, o classici, non vanno presi alla leggera, perché non sono del tutto privi di rischi.

All'intervento per via addominale possono far seguito impotenza, seppur in rari casi, eiaculazione retrograda e, ancor più raramente, incontinenza. Persino con gli interventi mini-invasivi, per la prolungata permanenza degli strumenti o il passaggio di scariche elettriche, c'è un rischio del 3-4% che si producano lesioni e conseguenti restringimenti dell'uretra, da cui possono derivare disturbi fastidiosi.




TERMOTERAPIA

Esiste, tuttavia, anche un metodo alternativo in grado di curare l'ingrossamento della ghiandola senza ricorrere né al metodo transuretale, né a quello chirurgico. Essa impiega il calore per distruggere la parte interna della prostata, attraverso l'uso di microonde generate da uno speciale catetere che le eroga direttamente nella parte di uretra compressa dall'ipertrofia prostatica. Il trattamento si esegue senza anestesia e dura circa un'ora.

I benefici del trattamento non sono immediati, ma bisogna aspettare alcune settimane e spesso il catetere va tenuto per diversi giorni. È una tecnica nuova che può necessitare di reiterati trattamenti per mantenere risultati duraturi.




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